Patrimonio immobiliare, il Comune crea una Spa: svolta o costi aggiuntivi e meno responsabilità?

Il Comune di Napoli ha annunciato in questi giorni la nascita di una società per azioni che avrà il compito di gestire e valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico. L’obiettivo dichiarato è quello di razionalizzare la gestione degli immobili, renderli produttivi e superare inefficienze che si trascinano da anni.

Sulla carta è una scelta che può avere una sua logica. Ma proprio perché si parla di patrimonio pubblico e di soldi dei cittadini, la questione merita uno sguardo attento.

Negli ultimi anni ho documentato più volte una situazione che definire paradossale è poco: immobili comunali chiusi, inutilizzati o lasciati in stato di degrado, mentre il Comune continua a pagare fitti passivi a privati per ospitare uffici o servizi. In alcuni casi si tratta di canoni rilevanti che pesano ogni anno sul bilancio pubblico. In altri, di strutture di proprietà che potrebbero essere riqualificate ma restano ferme, senza un piano chiaro di valorizzazione.

È su questo terreno che arriva la decisione di costituire una società per azioni dedicata agli immobili. La domanda, però, è inevitabile: questa nuova struttura sarà davvero lo strumento per superare anni di sprechi oppure rischia di trasformarsi in un ulteriore livello amministrativo, con costi aggiuntivi e responsabilità più difficili da individuare?

Quando si crea una società partecipata, cambia il perimetro gestionale. Cambiano le regole operative, le modalità di controllo, la governance. E se non vengono definiti con chiarezza obiettivi, tempi e risultati attesi, il rischio è che la soluzione organizzativa preceda la strategia.

Il patrimonio immobiliare di una città come Napoli non è un dettaglio tecnico. È un pezzo fondamentale del bilancio e della credibilità amministrativa. Ogni immobile chiuso rappresenta un costo potenziale, ogni affitto pagato in presenza di alternative pubbliche è una scelta che deve essere motivata in modo trasparente.

I cittadini hanno diritto di conoscere quale sarà il piano concreto di questa nuova società. Quali immobili entreranno nella sua gestione, quali verranno valorizzati, quali dismessi, quali recuperati. E soprattutto quale sarà l’impatto reale sui fitti passivi che oggi gravano sulle casse comunali.

Non si tratta di pregiudizio verso uno strumento societario. In altre città, operazioni simili hanno funzionato quando sono state accompagnate da programmazione seria e controllo pubblico effettivo. Ma senza trasparenza e monitoraggio costante, il rischio è che una società per azioni diventi semplicemente una nuova scatola in cui far confluire problemi irrisolti.

Dopo anni in cui ho documentato immobili inutilizzati e spese discutibili, continuerò a seguire ogni delibera e ogni atto collegato a questa operazione. Perché la differenza tra rilancio e spreco non sta nel nome della struttura creata, ma nei numeri che produrrà.

E su quei numeri, i napoletani meritano risposte chiare.