La camorra punta agli ospedali. Da tanti anni ormai…

Per anni si è detto che la camorra non investe più solo nel cemento e nella droga, ma anche nei settori pubblici ad alta circolazione di denaro. Tra questi, la sanità. Magistrati antimafia e relazioni investigative hanno più volte evidenziato come ospedali e strutture sanitarie possano diventare luoghi appetibili per interessi criminali, soprattutto nei servizi collegati e negli appalti.
Oggi quelle analisi, a distanza di anni, tornano attuali alla luce dell’inchiesta che ha colpito l’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli e che riguarda gli anni 2019 e 2020. Secondo quanto contestato dagli inquirenti, soggetti ritenuti legati al Clan Contini avrebbero costruito nel tempo una rete di influenza all’interno e attorno alla struttura sanitaria. L’ipotesi investigativa parla di controllo indiretto di attività economiche e di pressioni esercitate attraverso figure formalmente incensurate ma ritenute riconducibili all’ambiente criminale. Non sarebbe la prima volta che le indagini raccontano un interesse dei clan per i servizi “collaterali” agli ospedali: bar, distributori, appalti di pulizia, gestione di spazi. Ambiti che possono sembrare marginali, ma che garantiscono flussi costanti di denaro e soprattutto presenza stabile in un luogo strategico della città. La sanità, del resto, muove risorse pubbliche significative e offre occasioni di contatto continuo con cittadini e operatori. Le contestazioni, tuttavia, non si fermerebbero alla dimensione economica. Gli atti d’indagine ipotizzano anche presunte irregolarità e condotte che avrebbero favorito interessi privati in un contesto che dovrebbe essere rigidamente regolato. Si tratta di accuse tutte da verificare nel corso del procedimento giudiziario, ma il solo fatto che un’ipotesi del genere emerga impone una riflessione pubblica.

Perché quando si dice che “la camorra investe negli ospedali”, non si parla solo di soldi. Si parla di controllo del territorio e degli appalti, di capacità di intimidazione, di consenso costruito attraverso favori e relazioni. Se un’organizzazione riesce anche solo a tentare di radicarsi in un presidio sanitario, significa che individua varchi amministrativi o fragilità nel sistema dei controlli. La sanità pubblica è uno degli ultimi spazi che dovrebbero restare impermeabili a ogni forma di pressione esterna. Un ospedale non può diventare terreno di conquista. È un luogo dove si entra vulnerabili, dove si affidano la propria salute e quella dei propri familiari allo Stato. L’inchiesta seguirà il suo percorso nelle aule di giustizia, dove saranno accertate eventuali responsabilità. Ma già oggi una domanda resta aperta: i meccanismi di vigilanza interna sono sufficientemente solidi per impedire infiltrazioni? E soprattutto, chi controlla davvero i controllori? La credibilità delle istituzioni sanitarie passa anche da qui. Non basta intervenire dopo. Bisogna prevenire prima.