La mia inchiesta sulla disinfestazione a Napoli e il risultato ottenuto
Dal 2023 la gestione delle bonifiche urbane a Napoli – disinfestazione, derattizzazione e deblattizzazione – è stata affidata dall’ASL Napoli 1 a ditte private con un maxi appalto da 23 milioni di euro per cinque anni, fino al 2028. Un affidamento che sulla carta doveva garantire efficienza e regolarità, ma che nei fatti si è trasformato in un disastro: la città è rimasta invasa da blatte e topi, come dimostrano i tanti video virali circolati in rete.
Per oltre due anni i cittadini hanno denunciato interventi praticamente “fantasma”: nessun avviso, nessuna segnalazione, nessuna traccia concreta delle bonifiche. I camion delle ditte private passavano – quando passavano – senza che nessuno se ne accorgesse. L’ASL Napoli 1, in questo periodo, si limitava a inviare ai consiglieri delle dieci Municipalità avvisi vaghi, senza date precise né strade indicate. Il Comune di Napoli riusciva a fare anche peggio: manifesti generici, spesso affissi in ritardo, che non davano alcuna informazione utile.
Eppure non era sempre stato così. Quando il servizio era gestito direttamente dall’ASL con il supporto della Polizia Municipale, gli interventi venivano comunicati con precisione: strada per strada, giorno per giorno. I cittadini ricevevano gli avvisi tramite le Municipalità, così da potersi organizzare – chiudere le finestre, ritirare i panni stesi, non parcheggiare le auto sulle caditoie – e consentire ai tecnici di lavorare al meglio.
Con una mia inchiesta ho ricostruito questa differenza e mostrato come la gestione privata avesse cancellato trasparenza e collaborazione. Ho raccolto la testimonianza dell’assessore Armando Simeone, della Quarta Municipalità, che ha confermato come un tempo il servizio fosse gestito con chiarezza e coordinamento istituzionale, e quella di un tecnico disinfettore dell’ASL in pensione, che ha spiegato nel dettaglio come si operava sul campo insieme ai vigili urbani, a stretto contatto con i cittadini, soprattutto nei quartieri popolari e nei bassi dei Quartieri Spagnoli.
Dopo la mia inchiesta, pubblicata sui social a inizio agosto, l’ASL Napoli 1 è stata costretta a cambiare metodo: oggi gli interventi vengono finalmente annunciati in anticipo, con l’indicazione delle strade interessate e dei giorni esatti. Una piccola grande vittoria di trasparenza per i napoletani, che dopo due anni di interventi “invisibili” hanno riconquistato il diritto di essere informati.
Questa inchiesta è un esempio del mio modo di fare giornalismo: un giornalismo di servizio, che mette i cittadini al centro e costringe le istituzioni a dare risposte concrete. Dopo tanti anni a Le Iene, ho deciso di continuare il mio lavoro in maniera indipendente, portando le mie inchieste direttamente sui social con il progetto Alessandro Migliaccio Inchieste.
Questa battaglia sulla trasparenza nelle bonifiche urbane è solo uno dei tanti risultati ottenuti in pochi mesi. Perché raccontare ciò che non funziona non è mai fine a sé stesso: serve a migliorare le cose, a dare voce ai cittadini e a costringere chi amministra a fare il proprio dovere.