Descrizioni:
Milioni di euro in pubblicità.
Sponsor internazionali.
Brand di lusso.
E Napoli, a pochi mesi dall’America’s Cup, invece di organizzarsi, sta facendo rimuovere i propri impianti affissionali in tutta la città.
Il Comune ha affidato un appalto che ufficialmente riguarderebbe il servizio affissionale e pubblicitario, ma che di fatto, secondo molti operatori del settore, si starebbe trasformando in una vasta operazione di rimozione degli impianti.
La motivazione? Il Comune sostiene che da questi impianti “non si guadagni abbastanza”.
Ma forse bisognerebbe chiedersi se il problema sia davvero l’esistenza degli impianti oppure il modo in cui il settore è stato gestito negli ultimi anni e se, affidando questi spazi tramite regolari gare pubbliche, si potrebbero generare utili, investimenti e ricadute positive per il tessuto economico cittadino e per le casse comunali.
Roma, cedendo spazi pubblicitari, sta contribuendo alla manutenzione e valorizzazione del Colosseo. Napoli, che in passato era stata anche tra i Comuni precursori di questo tipo di gare, oggi rischia invece di vedere scomparire gran parte dei propri spazi pubblicitari?
Il problema, quindi, potrebbe non essere l’inutilità degli impianti in sé, ma capire se un settore potenzialmente strategico sia stato valorizzato nel modo corretto. Perché oggi, in vista dell’America’s Cup, questi spazi potrebbero valere milioni di euro.
Del resto non risulta che un Comune possa decidere di eliminare un patrimonio pubblico solo sulla base degli utili prodotti, senza interrogarsi prima sulle modalità con cui quel patrimonio è stato gestito e valorizzato nel tempo.
E mentre vengono eliminati cartelloni e impianti, nessuno spiega quale sarà il piano pubblicitario per un evento mondiale come l’America’s Cup.
Né si comprende se la rimozione nelle prossime settimane riguarderà anche le parti pubblicitarie delle pensiline ANM presenti in città: perché certo il Comune non può salvare gli impianti dati in concessione ad una unica Ditta internazionale e sottrarre tutti gli altri impianti alle regolari gare per acquisirne l’utilizzazione!
Quindi il tema che si pone è capire come verranno gestiti gli spazi pubblicitari in vista dell’evento e se sarà garantita una reale apertura alla concorrenza attraverso procedure pubbliche e trasparenti.
Il Comune aveva convocato gli imprenditori del settore delle affissioni per discutere del progetto con l’assessore Barretta. Poi più nulla. Silenzio totale.
Eppure chi organizza un evento di questo livello pretende garanzie precise.
Se Prada investe milioni come sponsor principale, vorrà spazi esclusivi nelle aree simbolo della città. Non può ritrovarsi, a pochi metri, la pubblicità di un marchio concorrente.
Facciamo un esempio concreto.
Se Louis Vuitton compra uno spazio pubblicitario sul lungomare o a via Coroglio, cosa succede se un impianto privato accanto vende lo spazio a Gucci?
Sono scenari che potrebbero entrare in conflitto con le esigenze commerciali e di esclusività richieste dagli organizzatori dell’America’s Cup.
L’America’s Cup può portare milioni di euro a Napoli.
Ma la domanda è semplice: il Comune ha davvero un piano chiaro per la gestione degli spazi pubblicitari oppure ci si sta muovendo senza una strategia pubblicamente definita? E chi sta verificando che le scelte adottate siano realmente vantaggiose per la città sotto il profilo economico e dell’interesse pubblico?
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